First Kiss, altro che sconosciuti

Category : Marketing, Social Media · No Comments · by mar 12th, 2014
First Kiss, altro che sconosciuti

Il video che emoziona i social è uno spot   Per chi non lo avesse ancora visto First Kiss è…

Urbino: un anno di foto su Instagram

Category : arte, Social Media · No Comments · by gen 17th, 2014
Urbino: un anno di foto su Instagram

In principio fu Thomas Jullien con il suo “An Instagram Short Film”, un breve giro del mondo per immagini, realizzato…

Da Van Damme al criceto che guida un camion, tutti i video della serie Volvo Live Test

Category : Marketing, Moda e Tendenze, Social Media · No Comments · by nov 21st, 2013
Da Van Damme al criceto che guida un camion, tutti i video della serie Volvo Live Test

Alzi la mano chi non ha ancora visto il video “The Epic Split”, in cui un redivivo Jean-Claude Van Damme…

I bambini nella pubblicità

Category : Marketing, Social Media · No Comments · by ago 5th, 2013

Pubblicità della Johnson & Johnson che ritrare un bimbo incoronato con lo shampoo e a sinistra le felicitazioni per la nascita del Roya Baby

I social network hanno cambiato il modo di fare pubblicità e consentito alle aziende di rivolgersi a specifici target in tempi ben più rapidi rispetto ai canali usuali. Alcune vecchie abitudini però, come l’impiego di bambini nelle pubblicità, sono dure a morire.

Campagne che ritraggono minori ce ne sono state, ci sono e probabilmente ci saranno sempre e guardarli in televisione, su carta stampata o in internet, crea simpatia, interesse e coinvolgimento emotivo. Per questo, potendo orientare i consumi delle famiglie, rappresentano un target di marketing.

Naturalmente, se l’infante è celebre, l’eco mediatico è ancora maggiore, come ben sanno i reali di Gran Bretagna. Secondo i dati di Topsy, un sito che analizza l’impiego di parole chiave su Twitter, l’hashtag #Royalbaby è stato utilizzato più di un milione di volte tra il 22 e il 23 luglio scorso, in contemporanea con la notizia della nascita di Sir George.

Grafico Topsy che mostra ricerca della hashtag #royalbaby nelle ultime 2 settimane di luglio

È a questo punto che le nuove regole di marketing, teorizzate dal guru della comunicazione David Meerman Scott, si sono unite alle vecchie e le principali aziende del pianeta si sono gettate a capofitto nello stream di tweet che nominavano il principino, tentando di ottenere visibilità.

Questo tipo di attività, in gergo, è chiamata real-time marketing. Nata verso la fine degli anni ’90, questa tecnica non poteva ovviamente che trovare la sua più perfetta applicazione con la diffusione dei social network. Lo scorso febbraio, l’ultima edizione del Superbowl, uno degli eventi mediatici più importanti del pianeta, è stata interrotta per circa mezz’ora da un blackout elettrico che è stato ampiamente commentato dalla comunità online mediante l’hashtag #powerout. Il marketing dei biscotti Oreo, un’istituzione oltreoceano, ha deciso di cavalcare l’onda ed ha subito ideato una grafica, accompagnata dal payoff  “You can still dunk in the dark”, che gioca sul duplice significato del termine to dunk, inzuppare o fare meta.

L’eclatante successo dell’operazione, oltre 8mila nuovi follower, ha fatto pensare ai responsabili marketing delle aziende più disparate, di poter ripetere l’operazione e con maggiori risultati visto che il nuovo evento da sfruttare aveva per protagonisti un bambino e la famiglia reale più in vista del pianeta.

Coca Cola, Johnson & Johnsons, Starbucks, Oreo, Nintendo, Magnum e molti altri si sono gettati nella mischia, chi con semplici grafiche che si congratulavano con William e Kate per la nascita del figlio, chi proponendo foto di bimbi incoronati, chi con ironia.

Esempi di come le aziende si sono congratulate per la nascita del Royal Baby

È chiaro che, soprattutto quando si parla di comunicazione, distinguersi dalla massa è spesso più efficace che riprodurre le stesse idee dei propri competitor, anche se più rischioso. Così Pampers ha scelto di proporre un messaggio alternativo, quello che tutti i bebè sono dei principi, rivolgendosi direttamente al proprio target con un video che ritrae bambini dell’età dei potenziali utilizzatori dei suoi prodotti. Al web lo spot è piaciuto, non c’è che dire: da quello che ha dichiara al NY Times John Braseil, direttore marketing di Pampers in North America, in meno di due gironi 3.200 persone avevano cliccato “mi piace” e molte altre migliaia lo avevano visto.

http://youtu.be/XXzg_TcE04k

Quello che stona un po’ è l’invito, in conclusione del filmato, a condividere le foto dei propri figli sulla pagina Facebook del noto marchio di proprietà di Procter & Gamble. È anche comprensibile che una società che vende articoli per l’infanzia utilizzi anche neonati come testimonial; tuttavia, la pubblicità raramente si sforza di raccontare il prodotto, cerca piuttosto di indirizzare le scelte d’acquisto dei consumatori facendo leva sulle loro emozioni. Spesso i modelli proposti sono stereotipati e diseducativi, tanto che sia in Italia che all’estero si è già aperto un dibattito in merito al continuare o meno ad utilizzare i bambini in pubblicità. Negativo è senza dubbio il nostro giudizio sulle foto che ritraggono minori in atteggiamenti da adulti, come nel caso delle foto di molte case di moda.

E voi? Cosa ne pensate?

 

La Giornata Mondiale della Gioventù 2013 è social

Category : News, Social Media · No Comments · by lug 17th, 2013

Ragazzo che canta sul palco con Bandiera della Giornata Mondiale della Gioventù 2013

Rio de Janeiro si sta preparando ad accogliere le migliaia di giovani cattolici che accorreranno in città dai quattro angoli del globo, per celebrare la XXVIII edizione della Giornata Mondiale della Gioventù. Questa sarà anche la prima occasione, per il nuovo Pontefice, di compiere il suo primo viaggio apostolico. La novità dell’evento, però, pare essere un’altra: anche una delle istituzioni più antiche e tradizionaliste, la Chiesa Cattolica, ha deciso di aprirsi ai social media per venire incontro ai giovani e alle loro esigenze.

Oltre al coloratissimo logo della Giornata Mondiale della Gioventù 2013, disegnato dal 25enne Gustavo Hernin, gli organizzatori dell’evento hanno progettato il sito internet dedicato alla manifestazione intorno ad una comunicazione che sfrutta in pieno le potenzialità dei nuovi media e consente un ampio coinvolgimento degli utenti.
Il sito, nella sua semplicità, è molto efficace e diretto e i contenuti multimediali, che i giovani prediligono, sono in evidenza. In primo piano è anche come la pagina Facebook dedicata agli incontri, che si prepara ormai a sfondare il muro del milione di fan. Per l’occasione è stata addirittura programmata l’applicazione Pope2You per Facebook, che permette di condividere immagini e cartoline di Papa Francesco con i propri amici attraverso il social network più importante al mondo.

Foto del sito della Giornata Mondiale della Gioventù 2013

A dimostrazione della considerazione che la Chiesa ha per i nuovi media, il sito affianca all’icona social della già citata pagina anche quelle degli altri principali network, e si deve ammettere che raramente si vede una gestione combinata di profili sociali altrettanto curata. Il profilo Twitter è infatti seguito da quasi 5 mila follower nella versione italiana e più di 10 mila in quella in inglese, a cui si aggiungono gli oltre 100 mila follower se si considerano anche le versioni in spagnolo e portogheseGoogle+  ha oltre 8 mila contatti  e Flickr mostra quasi 3500 foto condivise. Anche il canale Youtube viaggia a vele spiegate, forte di quasi 16 mila iscritti, ed è stato recentemente creato anche un nuovo profilo Pinterest nato collegato al progetto Pope2You, il sito attraverso cui il Papa si tiene in contatto con i navigatori del web.

Sito di Pope2you

Se siete assidui frequentatori della rete, tutto questo magari non vi suonerà poi così nuovo. Da tempo, infatti, il Vaticano presta grande attenzione alla comunicazione in rete, e grande interesse aveva suscitato lo sbarco di Papa Benedetto XVI su Twitter con un profilo che, ora ereditato dal nuovo Papa, vanta 2 milioni e mezzo di utenti nella sola versione inglese.
Forse vi sorprenderà di più sapere che grazie al Decreto Pontificio del 24 giugno scorso l’indulgenza, plenaria o parziale che sia, non sarà concessa solo a chi sarà fisicamente presente a Rio e parteciperà ai sacri riti e agli esercizi spirituali, ma anche a chi seguirà l’evento con partecipazione attraverso radio o televisione e “attraverso nuovi mezzi della comunicazione sociale”.

”Sì, ma attenzione, l’indulgenza non si ottiene come si prende un caffè alla macchinetta, non c’è uno sportello che rilascerà il certificato”, ha però specificato al Corriere della Sera l’Arcivescovo Claudio Maria Celli, Presidente del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali.
Come spiega anche Mons. Krzysztof Nykiel, reggente della Penitenzieria Apostolica in un’intervista rilasciata a News.va, coloro che non potranno prendere parte alle celebrazioni “potranno ottenere l’Indulgenza plenaria purché, ottemperando alle consuete condizioni spirituali, sacramentali e di preghiera con il proposito di filiale sottomissione al Romano Pontefice, partecipino spiritualmente alle sacre funzioni nei giorni determinati”.