Due campagne “provocatorie” made in Veneto

Category : Marketing, Pubblicità · No Comments · by ago 7th, 2014

cinese

In questi giorni sul web si è riaperto un dibattito sulla campagna di Actt (oggi Mobilità di Marca), la società responsabile del trasporto locale a Treviso. Le pubblicità in arabo e in cinese sono state accusate di razzismo.

La pubblicità in dialetto trevigiano dice: “Se no te gà capio te o digo in arabo”, o “in cinese”: il committente, già nel 2007, anno di uscita dei primi manifesti, spiegò che le due grandi categorie che non pagano i biglietti sono studenti e immigrati, ecco il perché di questi manifesti.

La campagna è sicuramente provocatoria, ma forse sarebbe bastato poco per mettere a tacere le critiche, magari inserendo anche la versione:

“Se no te gà capio te o digo in italiano:”

 

Polemica anche a proposito di un’altra pubblicità “made in Veneto”: si tratta del video di una ditta di abbigliamento di Motta di Livenza, in cui una donna è condannata alla lapidazione, ma viene salvata da un messaggero che all’ultimo momento rivela che la donna veste Pakkiano. A quel punto tutti gli uomini che avrebbero dovuto lapidarla lasciano cadere a terra i sassi, lei si toglie il chador e si rivela una bionda in shorts e maglietta con scritta “Sono ancora vergine”. E tutti iniziano a ballare.

Bisogna fare una premessa. La ditta veneta ha fatto della provocazione uno dei valori di base del suo business, basta guardare le t-shirt (poi ritirate) con il boss Felice Maniero o con le scritte“Fasso rapine”.

Se il concept è quello della convivenza tra islamici e veneti, la traduzione in immagini non rivela alcuno spunto creativo né uno sviluppo, se non nell’ennesima provocazione.

A chi parla di spot dissacrante e di cattivo gusto, la ditta risponde che lo spot è stato girato con il beneplacito dell’imam di Treviso e di emigrati di seconda e terza generazione.

A questo punto non ci resta che dire che lo spot è solo, semplicemente pacchiano.